Gli Abati Rodigini

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Gli Abati Rodigini

Secondo Chiostro e Cortile (1671 – 1681)

 

Non si rilevano significativi interventi edilizi nella prima metà del XVII; ciò è spiegabile con gli eventi straordinari e drammatici che hanno sconvolto l’Italia, a cui Rovigo non rimase estranea. Il riferimento alla grande epidemia di peste, nota anche come la morte nera, di manzoniana memoria, che flagellò il nord Italia e si propagò anche in Europa. Una sensibile ripresa si ebbe solo dopo gli anni ’50 anche per il succedersi, al governo del Monastero, di Abati Rodigini che restavano in carica dalla loro nomina fino alla morte.. Questo permetteva una maggiore pianificazione delle attività del Monastero rispetto al mandato triennale dei loro predecessori, con conseguenti interventi sull’architettura del complesso. Nel 1673 venne aperto un Porticato sul corpo orientale, sacrificando alcune stanze della foresteria. Infatti si nota ancora oggi la data incisa a cifre romane sul primo e sull’ultimo capitello. La costruzione della Rimessa delle Carrozze, oggi demolita, chiudeva a sud lo spazio tra le due ali porticate realizzando il secondo chiostro.

Al contempo, l’edificio, che originariamente ospitava la chiesa degli umiliati, venne ampliato sia verso est, fin quasi ad accostarsi alla nuova costruzione porticata, che verso sud, lungo la strada comune (oggi via Giro). Ad esso si aggiunse a mezzogiorno un basso edificio, oggi demolito, formando in questo modo il Cortile delle Stalle.

Sempre negli anni ’70 del XVII secolo venne anche realizzata la facciata della chiesa in stile rinascimentale ferrerese, mentre gli stucchi barocchi interni risalgono all’ultimo decennio del secolo.

Si era così giunti a definire l’impianto architettonico del complesso, che rimase inalterato fino allla soppressione del monastero, decisa dal governo napoleonico nel 1810, con il conseguente allontanamento dei monaci. Il complesso restò sostanzialmente immutato nei secoli successivi nonostante le innumerevoli vicissitudini dovute all’incuria, all’abbandono e alle diverse destinazioni d’uso: da assistenziale a museale. Negli ultimi decenni del ‘900 si operò un imponente intervento di restauro finalizzato ad ospitare principalmente il museo dei grandi fiumi.

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