Don Alessandro Rossi

genealogico
1. DON ALESSANDRO ROSSI

Don Alessandro Rossi, al secolo Francesco Rossi, nacque a Concadirame il 23 luglio del 1691 da Ambrogio (q. Marco) e da Panfila Pietropoli e fu battezzato lo stesso giorno nella chiesa di Santa Maria del Rosario di Concadirame[1].

 

1.2 LA FAMIGLIA ROSSI AMBROSI

Originari della bassa padovana, tale Ambrogio detto “Becco Rosso” (forse il capostipite) testò nel 1633 ad Este[2], i Rossi Ambrosi possedevano, nella persona di Marco (q. Antonio)[3] una casa, animali e terreni in località Straviezza presso l’odierna Santa Maria d’Adige, come risulta dal testamento redatto dallo stesso Marco il 2 gennaio 1712[4], e, sempre dallo stesso documento, emerge che il di lui figlio Paolo era proprietario di una casa in località Balduina sempre sulla riva padovana dell’Adige, mentre un secondo figlio, Ambrogio, possedeva una casa in località Rusa di Concadirame[5].

Si trattava dunque di una ricca famiglia che risiedeva nella parrocchia di Concadirame[6] almeno dalla metà del XVII secolo, come si evince dalle fedi di battesimo dei numerosi figli di Marco e Anna Sella conservate nell’Archivio parrocchiale[7]. Tra i primi a trasferirsi a Rovigo troviamo Domenico (q. Antonio) fratello di Marco[8], che col titolo di cavaliere fu aggregato al Consiglio cittadino il 12 marzo del 1697[9], seguito successivamente da Ambrogio che nel 1720 risulta sicuramente risiedere a Rovigo[10].

Dei numerosi figli che Ambrogio ebbe da Panfila Pietropoli, tre rivestirono un ruolo rilevante nella vita religiosa e civile della città di Rovigo: Francesco (23/7/1691 – 18/9/1765)[11], Andrea (25/3/1693 – 6/3/1763)[12] e Agostino (15/5/1695 – 30/5/1766)[13]. Quest’ultimo dopo essere stato canonico di Santo Stefano a Rovigo, il 3 novembre 1746 fu nominato protonotario apostolico.

Andrea il 31 gennaio del 1720 sposò Casilina Sellari (q. Girolamo), dopo il matrimonio si trasferirono ad Este dove nacquero Agostino (5/11/1720) che vestirà l’abito monastico il 15 agosto 1735 col nome di Idelfonso[14], Alessandro (3/5/1722) e Panfila (17/6/1724) che sposerà il conte Ercole Casilini. Successivamente ritornarono a Rovigo dove ebbero almeno altri due figli: Francesco (5/11/1725), anch’egli entrerà in monastero dove riceverà il nome di Girolamo[15], e Giovanni Antonio (24/6/1727) che ricoprirà la carica di regolatore nel 1764, 1767 e 1770[16]. Il 17 giugno 1731 Andrea venne aggregato al Consiglio cittadino[17], nel 1751 fu eletto dallo stesso Consiglio quale proprio rappresentate per presentare al Senato veneziano una supplica di richiesta d’aiuti della Comunità per le rotte dell’Adige[18]. Inquisito con Pellegrino Durazzo e Verità Marzari “… tutti imputati d’essere stati consapevoli delli intacchi ch’erano stati fatti sopra il Santo Monte, dopo un anno e più di camerotto patito in Venezia …”[19] venne prosciolto e il 13 marzo del 1754 poté fare ritorno a Rovigo, dove un anno dopo ricoprirà la carica di provveditore alle vettovaglie. Morì improvvisamente il 6 marzo 1763 per apoplessia nel Palazzo all’angolo tra la Strada delle Reverendissime Monache della Santissima Trinità (l’odierna via Mazzini) e la stradella Nobili Signori Rossi (oggi via All’ara)[20]; verrà sepolto nella chiesa di San Girolamo della Fraglia[21].

fede_di_battesimo

Archivio Parrocchiale Santa Maria del Rosario di Concadirame Libro delle Nascite 1674 – 1692

Francesco l’8 maggio del 1707 ricevette a Rovigo la vestizione monastica e assunse il nome di Alessandro. L’assenza del noviziato nel monastero rodigino portò don Alessandro, seppur aggregato alla Natio Veneta, a compiere il noviziato all’estero nel monastero bolognese di San Michele in Bosco dove professò il 15 luglio dell’anno successivo. Rimase a San Michele fino al 1714 allorquando si trasferì a Roma per proseguire gli studi. Di questo periodo di lontananza dalla terra natia il medico di Comacchio Andrea Magati, noto con lo pseudonimo di Dionigi Andrea Sancassani, nel dedicare a Don Alessandro Rossi il tomo secondo della Biblioteca Volante di Giovanni Cinelli Calvoli, scrive

Per farne antecipatamente uno scandaglio, bisogna portarsi col pensiere nella Città capitale della Cristiana Religione, la quale pel corso di tre lustri ebbe campo di cogliere, ed ammirare gli aeffetti del di lei somma avvedutezza nel maneggio di cose le più difficili, e le più rilevanti di tutta la Religione Olivetana. Conobbe Roma fin da principio, posseder Vostra Persona Reverendissima doti tali d’animo, che ben meritavano d’esser sul candelliere della Chiesa poste, ed ammirate. Conobbero que’ Prelati oculatissimi, che nell’Augusta Città mai sempre vegliano al Politico-Ecclesiastico Stato, esser in Lei uno Spirito più fatto per reggere, che per ubbidire; anzi perciò atto al governo, perché esattissimo nell’ubbidienza.[22]

Certo si tratta di una dedica, forse commissionata a Magati dallo stesso Rossi, secondo un costume che vedeva “… gente ambiziosa che, perché esso gli dedichi i libri, voglino [almeno] far la spesa della stampa …”[23], anche se don Alessandro scrive nel Notabilium che il volume è stato “… dedicato a me Abate; senza merito veruno …”[24] . Resta comunque il fatto che il soggiorno romano, protrattosi dal 1714 al 1733 (con una pausa nel quadriennio 1717-1720 durante la quale fu impegnato ad insegnare lector logicus nel monastero di Monte Oliveto Maggiore), vide Don Alessandro ricoprire cariche non di secondo piano: fino al 1727 fu procurator causae beatificationis per poi diventare coadiutore del procuratore generale[25]. Cariche affidategli dai reverendissimi padri della Congregazione Olivetana, i quale usavano

vigile cura e assennata prudenza […] nella destinazione degli uffici, e nella elezione a questi de’ più meritevoli Personaggi. Imperciocchè non il falso bagliore della mondana fortuna, non elevatezza di Natali, non fulcimento di parentele, o aderenze [orientavano le scelte su chi] metter sul Candelabro della Chiesa, […] ma sibbene chi unicamante colla perspicacia dell’ingegno, colla modestia della Vita, col grato odore di Santità, e coll’attitudine alle difficili imprese dimostri apertamente di corrispondere a’ disegni del gloriosissimo […] Fondatore[26]

Non è dato sapere con quale abilità e maestria Rossi ricoprì e assolse a tali incarichi ma certamente dovette essere notevole se, nella primavera del 1733 all’età di 44 anni, “… un età, in cui gli altri appena osano di pensarvi …”[27], veniva nominato abate del Monastero di San Bartolomeo di Rovigo.

 

1.3 L’ABATE DON ALESSANDRO ROSSI

Durante i 32 anni del suo abbaziato, Don Alessandro riportò il monastero agli antichi splendori, come ricorda Don Angelo Maria Calegari, abate alla guida del monastero di San Bartolomeo nel triennio 1785 – 1787[28], nella sua Memoria fatta li 20 Dicembre 1787 contenuta nel Libro spogli de morti.

Egli fù che aprì di nuovo questo Noviziato egli fù che messe su il Chiericato, egli chiamò diversi Lettori di diverse Nazioni, tenne un Monistero sempre numeroso de Monaci, vi fù sempre a suo tempo una vera Monastica Osservanza, vi fiorirono i studij d’ogni qualità, corredò la libreria di assai libri che non vi erano, formò di nuovo le foresterie da basso, che prima servivano per stanze de muratori, fece i terazzi al gran Dormitorio, ai corridori, alle foresterie di Sopra, e che so io; il meglio e buono d’apparati, ed altro che stà in Chiesa, quasi tutto fu fatto a tempo suo […]. Che se poi volessi parlare delle fatiche da Lui fatte a pro di questo Monistero specialmente nel Archivio per quanto dicesi non direi che una minimissima parte; basta solo dire che di 30 anni della sua Abbazia, per sicuro e stato più di 15 anni a sedere al Tavolino a scrivere su livelli, su Stromenti, su la storia di questa Casa, sul scrutinar tutte le Carte dell’Archivio, insomma sempre intento a metter in chiaro tutti l’affari del Monistero. Vi sono gran scritture di sua Mano nell’Archivio, e meglio di me, che posso dire di averli in questi 3 anni di mio Governo passate quasi tutte, niuno certamente lo puo dire, siccome ogni uno dirà bene dicendo che egli è stato un grand’Omo, e che questo Monistero hà delle obbligazioni grandi alla sua fatica. Egli e quel Padre amoroso che hà vestito me, io fin da ragazzo lo hò sempre amato per la sua affabilità, e dolcezza, ma ora che sono Vecchio, ne hò concepita una stima assai grande, perche ho vedute le sue gran fatiche per i vantaggi di questo Monistero, e per quanto io dicessi direi pochissimo rapporto al suo merito[29]

Parole dettate, come asserisce l’autore stesso, da un forte sentimento di affetto, un amore quasi filiale, ma non tale da offuscare il giudizio sull’operato di Rossi come si evince da una sorta di premessa con cui Calegari apre la sua memoria dove, riferendosi a Don Alessandro, scrive

Egli e però vero che averebbe fatto bene segitare su questo libro a descrivere i nostri defonti, che pure formano una specie d’historia delle cose passate, e molte volte risulta da cio il sapersi le virtù, e la santa rassegnazione con la quale i nostri maggiori hanno lasciato questo Mondo per passare alla vita eterna. Il detto Reverendissimo Rossi hà mancato in questo[30]

Al di la degli elogi, o delle piccole mancanze sottolineate da Calegari, conferme sulla grandezza dell’abbaziato di Rossi, i cui interventi toccavano praticamente tutti gli aspetti della vita monastica, si trovano sia nella sopraccitata dedica del secondo volume della Biblioteca Volante[31], sia nelle ricerche di Tagliabue[32], sia nell’orazione funebre letta il 20 settembre 1765 dall’abate lendinarese don Domenico Scipioni dove, tra i maggiori meriti, rammenta “… l’aver posta ogni sollecita cura per accrescere il novero de’ Religiosi in questo insigne Munistero …”[33], l’aver superato con successo tutte le difficoltà per l’apertura del Noviziato e l’aver riordinato e studiato gli archivi per tutelare gli interessi del Monastero.

Un’attività frenetica dunque che si interruppe bruscamente quando negli ultimi anni “… di sua vita fù colto d’accidente, e stiede qualche anno così infermo …”[34]. Calegari non riporta ne la natura dell’accidente, ne un qualsivoglia riferimento cronologico che permetta di stabilire con una certa precisione l’anno in cui questo avvenne. Anche la consultazione degli altri manoscritti autografi dell’abate Rossi non fornisce elementi sufficienti per stabilire una data precisa. Infatti se nel Notabilium le annotazioni autografe di Don Alessandro si interrompono l’8 settembre del 1757 (tutte le annotazioni successive, comprese tra questa data e il 18 settembre 1765, sono autografe di Don Andrea Redetti), negli altri tre cartulari[35] autografi, in toto o in parte, o manca qualsiasi riferimento cronologico utile, come nei Manoscritti del rev.mo D. Alessandro Rossi, oppure le informazioni lasciano un intervallo temporale troppo ampio. Così nel secondo cartulario: Cancelleria Abbaziale, composto di tre parti il Registro dei Novizi, Famiglia di questo Monastero e Accadimenti in Polesine e Territorio Padovano dal 1733 al …, le ultime annotazioni autografe dell’abate Rossi si riferiscono rispettivamente al 6 settembre 1761 e al 1762, entrambe però tracciate con mano malferma, mentre l’ultimo accadimento della terza parte è datato 24 luglio 1758. Nel terzo cartulario: Cancelleria Abbaziale o Notabilium, le annotazione autografe riconducibili con certezza a Don Alessandro sono poche, tuttavia il Registro dei Novizi e quelle dei Monaci si interrompono nell’agosto del 1758.

Pertanto si può solo ipotizzare che l’accidente abbia colpito l’abate Rossi nella estate del 1758 e che il suo stato di salute sia gradualmente peggiorato fino a portarlo all’infermità fisica come testimonia questa annotazione vergata da mano anonima sul frontespizio della Lectionum antiquarum libri XXX di Ludovico Maria Ricchieri detto Celio

in quest’anno 1765, 24 aprile alle ore 23 s’incominciò a suonare il concerto di campane de’ Monaci Olivetani di questa Città fatto dal sig. Alberto Soletti sotto il Padre reverentissimo Abate D. Alessandro Rossi governando per di lui impotenza il Padre reverentissimo Pietro Andrea Redetti Abate di successione[36]

L’abate don Alessandro Rossi “… finalmente il dì 18 Settembre 1765, nell’approssimarsi alla bocca un Cuchiaio di certa vesadina spirò dopo 32 anni di lodabilissimo Governo di questa Casa nell’età di anni 74”[37].
NOTE

[1] Archivio Parrocchiale Santa Maria del Rosario di Concadirame (d’ora in poi APSMR), Libro delle Nascite 1674 – 1692.
[2] Luigi Contegiacomo, Rovigo. Personaggi e Famiglie, in Le “Iscrizioni” di Rovigo. Delineate da Marco Antonio Campagnella. Contributi per la storia di Rovigo nel periodo veneziano, Trieste 1986, pp. 488 – 489.
[3] Archivo di Stato di Rovigo (d’ora in poi ASRo), notarile atti, notaio Zenato Sebastiano b. 1528, rep. 2308, 6/6/1676.
[4] ASRo, notarile testamenti, notaio Grotto Carlo b. 714, rep. 2212, 2/1/1712.
[5] Luigi Contegiacomo, Rovigo. Personaggi e Famiglie, in Le “Iscrizioni” di Rovigo…., op. cit., pp. 488 – 489 n. 3.
[6] La parrocchia di Santa Maria del Rosario di Concadirame si estendeva, fino al 1953, anche oltre l’Adige in quella parte di territorio della Diocesi di Adria e Rovigo che si trovava nel padovano. Cfr. la mappa Disegno della Diocesi d’Adria estesa in vari Territori con le necessarie aggiunte per formare l’intero Polesine di Rovigo delineato da me Nicolò Dorigo Pubblico Perito ed umiliato all’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore Arnaldo Speroni degli Alvarotti Vescovo di Adria ad uso della Storia dei Vescovi della Città medesima opera di esso Prelato. Rovigo 1788. Pubblicata anche in Storia religiosa del Veneto, Diocesi di Adria – Rovigo, a cura di G. Romagnolo, Padova 2001.
[7] APSMR, Libro delle Nascite 1576 – 1673.
[8] ASRo, notarile atti, notaio Durazzo Domenico b. 464, rep. 3187, 16/8/1704.
[9] Luigi Contegiacomo, Rovigo. Personaggi e Famiglie, in Le “Iscrizioni” di Rovigo…, op. cit. pp. 488 – 489.
[10] Ibidem, n. 3.
[11] APSMR, Libro delle Nascite 1674 – 1692.
[12] APSMR, Libro delle Nascite 1674 – 1692.
[13] APSMR, Libro delle Nascite 1674 – 1692.
[14] Accademia dei Concordi di Rovigo (d’ora i poi ACRo.), Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 69, Notabiluom, c. 126 r.
[15] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 69, Notabiluom, c. 127 v.
[16] Luigi Contegiacomo, Rovigo. Personaggi e Famiglie, in Le “Iscrizioni” di Rovigo…, op. cit. pp. 488 – 489.
[17] Ibidem
[18] Camillo, Carlo e Girolamo Silvestri, Successi delle Acque dall’anno 1677 al 1755, Rovigo 2003, p. 378.
[19] Idem, p. 394. “… chi infrange la giustizia dei diritti di proprietà (della Signoria o di Cittadini) [veniva rinchiuso nelle celle carcerarie del Palazzo dei Camerlenghi a Rialto] celle che sono ciascuna accessibile e visibile dall’esterno, quasi una berlina.” D. Calabi e P. Moracchiello, Rialto le fabbriche e il Ponte, Torino 1987, p. 87.
[20] Cfr. ACRo, Mappa dell’Estimo veneto 1775. Palazzo Rossi sorgeva sull’area oggi occupata dalla sede della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, costruita nel 1965, cfr. C. Semenzato, Guida di Rovigo, Vicenza 1966, pp. 162 – 163. L’edificio esisteva già nella seconda metà del XVII secolo, come si desume dalla mappa Rhodigium pubblicata da Pierre Mortier, Rhodigium Vulgo Rovigo, Amsterdam 1704, e sembra non aver subito radicali trasformazioni fino agli anni ’30 del XX secolo almeno per il fronte strada visibile in alcune cartoline della città di Rovigo antecedenti il secondo conflitto mondiale, cfr. www.cartoline.tuarovigo.org
[21] “La chiesa sorgeva sull’area oggi occupata dal Teatro Sociale in Piazza Garibaldi”, fu demolita l’11 settembre 1809. “La demolizione della chiesa costituisce l’atto finale del processo di limitazione e controllo del potere economico e sociale della Chiesa che era iniziata con la deliberazione del senato veneto del 7 settembre 1768 …”. Marco Antonio Campagnella, Piani delle chiese e oratori di Rovigo, a cura di Luisa Servadei e Antonella Turri, Rovigo 2008, pp. 101-106 nn. 1 e 14. Il disegno della lapide è riportato in Le “Iscrizioni” di Rovigo. Delineate da Marco Antonio Campagnella. Contributi per la storia di Rovigo nel periodo veneziano, Trieste 1986, p. 231.
[22] G. Cinelli Calvoli, Biblioteca volante continuata dal dottor Dionigi Andrea Sancassani, tomo secondo, Venezia 1735.
[23] Dizionario storico degli italiani voce Giovanni Cinelli Calvoli a cura di G. Benzoni, Roma 1981, p. 584.
[24] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 69, Notabilium, c. 94 r.
[25] M. Tagliabue, Gli Abati di S. Bartolomeo, in AA.VV. Il monastero …, op. cit., p. 99, n.102 e p. 103, n. 108.
[26] Don Domenico Scipioni, Orazione in morte del Reverendissimo Padre Don Alessandro Rossi Abbate del Monastero di S. Bortolomeo di Rovigo, Rovigo 1765.
[27] G. Cinelli Calvoli, Biblioteca volante, op. cit.
[28] Don Angelo Calegari al secolo Zanetto, figlio del “nobile Signor Giuseppe” e fratello di Vettore Tomaso vestito col nome di don Giuseppe da Rovigo il 17 maggio del 1739, entrò in monastero giovanissimo (11 anni) e il “30 Agosto 1746. Fù vestito per divozione del Santo Abito […] col nome di Don Giovanni di Rovigo”. Assunse poi il nome di Angelo Maria in occasione della vestizione canonica avvenuta il 7 settembre 1750. Cfr. ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 69, Notabilium, cc. 127 v, 176 v; ms. 243, Libro spogli dei morti, c. 69.
[29] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 243, Libro spogli dei morti, c. 68.
[30] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 243, Libro spogli dei morti, c. 56.
[31] “… per opera sola di Vostra Persona Reverendissima gode ora il vantaggio di vedersi decorato del bel fregio del Noviziato, e in conseguenza di Scuole, d’Accademie, di cotidiane Dispute Filosofiche, e Teologiche […] la magnificenza delle Fabbriche ristorate, la nobiltà delle Loggie rese ampie, ed adorne, il Tempio, la Biblioteca, l’Azienda stessa, mercè la di lei saggia direzione, ripristinata, e messa in un piano vantagiossissimo: cose tutte che fanno un degno riverbero al di lei merito, e rendono altresì a Monistero, e alla Religione, e alla Città tutta un nuovo e ben distinto ornamento …”, G. Cinelli Calvoli, Biblioteca volante, op. cit.
[32] ” Durante il governo del giovane abate […] il cenobio rodigino assunse un ruolo preponderante nel Veneto, allorché per sua iniziativa, venne designato a sede centrale e unica per il noviziato di tutta la provincia […] La sua presenza nella vita del monastero è rilevabile ad ogni livello, ma specialmente va sottolineato l’enorme lavoro da lui personalmente svolto nel riordinamento dell’archivio, che poi riuscì a sintetizzare in voluminose raccolte dal contenuto prezioso – anche se da vagliare criticamente – per la conoscenza principalmente dell’epoca in cui scrisse, ma anche per la ricostruzione di tutta la storia antecedente del monastero.” M. Tagliabue, Gli Abati di S. Bartolomeo, in AA.VV. Il monastero …, op. cit., p. 99, n.102.
[33] Don Domenico Scipioni, Orazione in morte …, op. cit., p. 17.
[34] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 243, Libro spogli dei morti, c. 69.
[35] ACRo, Manoscritti del rev.mo D. Alessandro Rossi, Silv. b. XXXIII/37; Cancelleria Abbaziale, Conc. ms. 156; Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 417, Cancelleria Abbaziale o Notabilium.
[36] ACRo, Concordiana Esemplari a Stampa, 1.6.1. ” … sul frontespizio si legge […] un appunto di cronaca cittadina di altra mano …”. Cfr. M. Marangoni, Le lezioni di Celio nella Biblioteca dell’Accademia dei Concordi: esemplari a stampa, in Acta Concordium, n. 17, supplemento a Concordi, n.4 ottobre 2010.
[37] ACRo, Archivi delle Congregazioni religiose soppresse, Monastero di S. Bartolomeo, ms. 243, Libro spogli dei morti, cc. 69 e 70.

Comments are closed